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La mummia di Livorno

La mummia di Livorno è uno straordinario esempio di conservazione di un corpo tramite il metodo tranchiniano, tecnica di imbalsamazione ideata dal Dott. Giuseppe Tranchina agli inizi dell’Ottocento.

A quel tempo non era raro che il corpo di persone indigenti, non rivendicato da nessuno dopo la morte, venisse utilizzato per la sperimentazione scientifica.

Questa fu la sorte che toccò a Gaetano Arrighi, un uomo qualunque, la cui mummia fu tenuta fino a pochi anni fa in una stanza nei sotterranei dell’Ospedale di Livorno.

Ma perché fermarsi alla superficie e all’analisi di ciò che quel corpo incartapecorito rappresenta?

Perché non indagare la storia di Gaetano, ridandogli un volto e una dignità, ricostruendo il suo vissuto?

Un saggio, dunque, che oltre a fornire uno spaccato della società del tempo, segue una duplice modalità di ricostruzione storica di ciò che la mummia di Livorno rappresenta: da un lato riportando tutti i dettagli di un metodo di imbalsamazione rivoluzionario per quell’epoca, quello tranchiniano; dall’altro ridando valore alla persona di Gaetano Arrighi, togliendola da quell’angolo buio e polveroso in cui il suo corpo ha dimorato per troppo tempo.

La mummia di Livorno

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